Letture del giorno
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Prima lettura
Paolo, chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene, alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati ad esser santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signor nostro Gesù Cristo, Signor loro e nostro, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo. Io rendo del continuo grazie all’Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perché in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signor nostro Gesù Cristo, il quale anche vi confermerà sino alla fine, onde siate irreprensibili nel giorno del nostro Signor Gesù Cristo. Fedele è l’Iddio dal quale siete stati chiamati alla comunione del suo Figliuolo Gesù Cristo, nostro Signore.
Prima lettura
Accostatevi, nazioni, per ascoltare! e voi, popoli, state attenti! Ascolti la terra con ciò che la riempie, e il mondo con tutto ciò che produce! Poiché l’Eterno è indignato contro tutte le nazioni, è adirato contro tutti i loro eserciti; ei le vota allo sterminio, le dà in balìa alla strage. I loro uccisi son gettati via, i loro cadaveri esalan fetore, e i monti si sciolgono nel loro sangue. Tutto l’esercito del cielo si dissolve; i cieli sono arrotolati come un libro, e tutto il loro esercito cade, come cade la foglia dalla vite, come cade il fogliame morto dal fico. La mia spada s’è inebriata nel cielo; ecco, essa sta per piombare su Edom, sul popolo che ho votato allo sterminio, per farne giustizia. La spada dell’Eterno è piena di sangue, è coperta di grasso, di sangue d’agnelli e di capri, di grasso d’arnioni di montoni; poiché l’Eterno fa un sacrifizio a Botsra, e un gran macello nel paese d’Edom. Cadon con quelli i bufali, i giovenchi ed i tori; il loro suolo è inebriato di sangue, la loro polvere è impregnata di grasso. Poiché è il giorno della vendetta dell’Eterno, l’anno della retribuzione per la causa di Sion. I torrenti d’Edom saran mutati in pece, e la sua polvere in zolfo, e la sua terra diventerà pece ardente. Non si spegnerà né notte né giorno, il fumo ne salirà in perpetuo; d’età in età rimarrà deserta, nessuno vi passerà mai più. Il pellicano e il porcospino ne prenderanno possesso, la civetta ed il corvo v’abiteranno; l’Eterno vi stenderà la corda della desolazione, il livello del deserto. Quanto ai suoi nobili, non ve ne saran più per proclamare un re, e tutti i suoi principi saran ridotti a nulla. Nei suoi palazzi cresceranno le spine; nelle sue fortezze, le ortiche ed i cardi; diventerà una dimora di sciacalli, un chiuso per gli struzzi. Le bestie del deserto vi s’incontreranno coi cani selvatici, il satiro vi chiamerà il compagno; quivi lo spettro notturno farà la sua dimora, e vi troverà il suo luogo di riposo. Quivi il serpente farà il suo nido, deporrà le sue uova, le coverà, e raccoglierà i suoi piccini sotto di sé; quivi si raccoglieranno gli avvoltoi, l’uno chiamando l’altro. cercate nel libro dell’Eterno, e leggete; nessuna di quelle bestie vi mancherà; nessuna sarà privata della sua compagna; poiché la sua bocca l’ha comandato, e il suo soffio li radunerà. Egli stesso ha tirato a sorte per essi, e la sua mano ha diviso tra loro con la corda il paese; quelli ne avranno il possesso in perpetuo, v’abiteranno d’età in età.
Prima lettura
Or l’anno terzo di Hosea, figliuolo d’Ela, re d’Israele, cominciò a regnare Ezechia, figliuolo di Achaz, re di Giuda. Avea venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Abi, figliuola di Zaccaria. Egli fece ciò ch’è giusto agli occhi dell’Eterno, interamente come avea fatto Davide suo padre. Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l’idolo d’Astarte, e fece a pezzi il serpente di rame che Mosè avea fatto; perché i figliuoli d’Israele gli aveano fino a quel tempo offerto profumi; ei lo chiamò Nehushtan. Egli ripose la sua fiducia nell’Eterno, nell’Iddio d’Israele; e fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero non ve ne fu alcuno simile a lui. Si tenne unito all’Eterno, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che l’Eterno avea dati Mosè. E l’Eterno fu con Ezechia, che riusciva in tutte le sue imprese. Si ribellò al re d’Assiria, e non gli fu più soggetto; sconfisse i Filistei fino a Gaza, e ne devastò il territorio, dalle torri dei guardiani alle città fortificate. Il quarto anno del re Ezechia, ch’era il settimo anno di Hosea, figliuolo d’Ela re d’Israele, Shalmaneser, re d’Assiria, salì contro Samaria e l’assediò. In capo a tre anni, la prese; il sesto anno di Ezechia, ch’era il nono anno di Hosea, re d’Israele, Samaria fu presa. E il re d’Assiria trasportò gl’Israeliti in Assiria, e li collocò in Halah, e sullo Habor, fiume di Gozan, e nelle città dei Medi, perché non aveano ubbidito alla voce dell’Eterno, dell’Iddio loro, ed aveano trasgredito il suo patto, cioè tutto quello che Mosè, servo dell’Eterno, avea comandato; essi non l’aveano né ascoltato, né messo in pratica.
Preghiera del mattino — prima lettura
Allora Bildad di Suach rispose e disse: "Fino a quando terrai tu questi discorsi e saran le parole della tua bocca come un vento impetuoso? Iddio perverte egli il giudizio? L’Onnipotente perverte egli la giustizia? Se i tuoi figliuoli han peccato contro lui, egli li ha dati in balìa del loro misfatto; ma tu, se ricorri a Dio e implori grazia dall’Onnipotente, se proprio sei puro e integro, certo egli sorgerà in tuo favore, e restaurerà la dimora della tua giustizia. Così sarà stato piccolo il tuo principio, ma la tua fine sarà grande oltre modo. Interroga le passate generazioni, rifletti sull’esperienza de’ padri; giacché noi siam d’ieri e non sappiamo nulla; i nostri giorni sulla terra non son che un’ombra; ma quelli certo t’insegneranno, ti parleranno, e dal loro cuore trarranno discorsi. Può il papiro crescere ove non c’è limo? Il giunco viene egli su senz’acqua? Mentre son verdi ancora, e senza che li si tagli, prima di tutte l’erbe, seccano. Tale la sorte di tutti quei che dimenticano Dio, e la speranza dell’empio perirà. La sua baldanza è troncata, la sua fiducia e come una tela di ragno. Egli s’appoggia alla sua casa, ma essa non regge; vi s’aggrappa, ma quella non sta salda. Egli verdeggia al sole, e i suoi rami si protendono sul suo giardino; le sue radici s’intrecciano sul mucchio delle macerie, penetra fra le pietre della casa. Ma divelto che sia dal suo luogo, questo lo rinnega e gli dice: "Non ti ho mai veduto!" Ecco il gaudio che gli procura la sua condotta! E dalla polvere altri dopo lui germoglieranno. No, Iddio non rigetta l’uomo integro, ne porge aiuto a quelli che fanno il male. Egli renderà ancora il sorriso alla tua bocca, e sulle tue labbra metterà canti d’esultanza. Quelli che t’odiano saran coperti di vergogna, e la tenda degli empi sparirà".
Epistola
E molti segni e prodigi eran fatti fra il popolo per le mani degli apostoli; e tutti di pari consentimento si ritrovavano sotto il portico di Salomone. Ma, degli altri, nessuno ardiva unirsi a loro; il popolo però li magnificava. E di più in più si aggiungevano al Signore dei credenti, uomini e donne, in gran numero; tanto che portavano perfino gli infermi per le piazze, e li mettevano su lettucci e giacigli, affinché, quando Pietro passava, l’ombra sua almeno ne adombrasse qualcuno. E anche la moltitudine accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando dei malati e dei tormentati da spiriti immondi; e tutti quanti eran sanati.
Prima lettura
Figliuol mio, ritieni le mie parole, e fa’ tesoro de’ miei comandamenti. Osserva i miei comandamenti e vivrai; custodisci il mio insegnamento come la pupilla degli occhi. Legateli alle dita, scrivili sulla tavola del tuo cuore. Di’ alla sapienza: "Tu sei mia sorella", e chiama l’intelligenza amica tua, affinché ti preservino dalla donna altrui, dall’estranea che usa parole melate. Ero alla finestra della mia casa, e dietro alla mia persiana stavo guardando, quando vidi, tra gli sciocchi, scorsi, tra i giovani, un ragazzo privo di senno, che passava per la strada, presso all’angolo dov’essa abitava, e si dirigeva verso la casa di lei, al crepuscolo, sul declinar del giorno, allorché la notte si faceva nera, oscura. Ed ecco farglisi incontro una donna in abito da meretrice e astuta di cuore, turbolenta e proterva, che non teneva piede in casa: ora in istrada, ora per le piazze, e in agguato presso ogni canto. Essa lo prese, lo baciò, e sfacciatamente gli disse: "Dovevo fare un sacrifizio di azioni di grazie; oggi ho sciolto i miei voti; perciò ti son venuta incontro per cercarti, e t’ho trovato. Ho guarnito il mio letto di morbidi tappeti, di coperte ricamate con filo d’Egitto; l’ho profumato di mirra, d’aloe e di cinnamomo. Vieni inebriamoci d’amore fino al mattino, sollazziamoci in amorosi piaceri; giacché il mio marito non è a casa; è andato in viaggio lontano; ha preso seco un sacchetto di danaro, non tornerà a casa che al plenilunio". Ella lo sedusse con le sue molte lusinghe, lo trascinò con la dolcezza delle sue labbra. Egli le andò dietro subito, come un bove va al macello, come uno stolto è menato ai ceppi che lo castigheranno, come un uccello s’affretta al laccio, senza sapere ch’è teso contro la sua vita, finché una freccia gli trapassi il fegato. Or dunque, figliuoli, ascoltatemi, e state attenti alle parole della mia bocca. Il tuo cuore non si lasci trascinare nelle vie d’una tal donna; non ti sviare per i suoi sentieri; ché molti ne ha fatti cadere feriti a morte, e grande è la moltitudine di quelli che ha uccisi. La sua casa è la via del soggiorno de’ defunti, la strada che scende ai penetrali della morte.
Preghiera del mattino — seconda lettura
In que’ giorni, essendo di nuovo la folla grandissima, e non avendo ella da mangiare, Gesù, chiamati a sé i discepoli, disse loro: Io ho pietà di questa moltitudine; poiché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. E se li rimando a casa digiuni, verranno meno per via; e ve n’hanno alcuni che son venuti da lontano. E i suoi discepoli gli risposero: Come si potrebbe mai saziarli di pane qui, in un deserto? Ed egli domandò loro: Quanti pani avete? Essi dissero: Sette. Ed egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra; e prese i sette pani, dopo aver rese grazie, li spezzò e diede ai discepoli perché li ponessero dinanzi alla folla; ed essi li posero. Avevano anche alcuni pochi pescetti ed egli, fatta la benedizione, comandò di porre anche quelli dinanzi a loro. E mangiarono e furono saziati; e de’ pezzi avanzati si levarono sette panieri. Or erano circa quattromila persone. Poi Gesù li licenziò; e subito, montato nella barca co’ suoi discepoli, andò dalle parti di Dalmanuta. E i Farisei si recarono colà e si misero a disputar con lui, chiedendogli, per metterlo alla prova, un segno dal cielo. Ma egli, dopo aver sospirato nel suo spirito, disse: Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: Non sarà dato alcun segno a questa generazione. E lasciatili, montò di nuovo nella barca e passò all’altra riva. Or i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani, e non avevano seco nella barca che un pane solo. Ed egli dava loro de’ precetti dicendo: Badate, guardatevi dal lievito de’ Farisei e dal lievito d’Erode! Ed essi si dicevano gli uni agli altri: Egli è perché non abbiam pane. E Gesù, accortosene, disse loro: Perché ragionate voi del non aver pane? Non riflettete e non capite voi ancora? Avete il cuore indurito? Avendo occhi non vedete? e avendo orecchie non udite? e non avete memoria alcuna? Quand’io spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi levaste? Essi dissero: Dodici. E quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni levaste? Ed essi risposero: Sette. E diceva loro: Non capite ancora? E vennero in Betsaida; e gli fu menato un cieco, e lo pregarono che lo toccasse. Ed egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuor dal villaggio; e sputatogli negli occhi e impostegli le mani, gli domandò: Vedi tu qualche cosa? Ed egli, levati gli occhi, disse: Scorgo gli uomini, perché li vedo camminare, e mi paion alberi. Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli riguardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente. E Gesù lo rimandò a casa sua e gli disse: Non entrar neppure nel villaggio. Poi Gesù, co’ suoi discepoli, se ne andò verso le borgate di Cesare di Filippo; e cammin facendo domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente ch’io sia? Ed essi risposero: Gli uni, Giovanni Battista: altri, Elia; ed altri, uno de’ profeti. Ed egli domandò loro: E voi, chi dite ch’io sia? E Pietro rispose: Tu sei il Cristo. Ed egli vietò loro severamente di dir ciò di lui ad alcuno. Poi cominciò ad insegnar loro ch’era necessario che il Figliuol dell’uomo soffrisse molte cose, e fosse reietto dagli anziani e dai capi sacerdoti e dagli scribi, e fosse ucciso, e in capo a tre giorni risuscitasse. E diceva queste cose apertamente. E Pietro, trattolo da parte, prese a rimproverarlo. Ma egli, rivoltosi e guardati i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini. E chiamata a sé la folla coi suoi discepoli, disse loro: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor di me e del Vangelo, la salverà. E che giova egli all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua? E infatti, che darebbe l’uomo in cambio dell’anima sua? Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria del Padre suo coi santi angeli.
Salmo responsoriale
Celebrate l’Eterno, perch’egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno! Così dicano i riscattati dall’Eterno, ch’egli ha riscattati dalla mano dell’avversario e raccolti da tutti i paesi, dal levante e dal ponente, dal settentrione e dal mezzogiorno. Essi andavano errando nel deserto per vie desolate; non trovavano città da abitare. Affamati e assetati, l’anima veniva meno in loro. Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, ed ei li trasse fuori dalle loro angosce. Li condusse per la diritta via perché giungessero a una città da abitare. Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini! Poich’egli ha saziato l’anima assetata, ed ha ricolmato di beni l’anima affamata. Altri dimoravano in tenebre e in ombra di morte, prigionieri nell’afflizione e nei ferri, perché s’erano ribellati alle parole di Dio e aveano sprezzato il consiglio dell’Altissimo; ond’egli abbatté il cuor loro con affanno; essi caddero, e non ci fu alcuno che li soccorresse. Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, e li salvò dalle loro angosce; li trasse fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, e ruppe i loro legami. Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini! Poich’egli ha rotte le porte di rame, e ha spezzato le sbarre di ferro. Degli stolti erano afflitti per la loro condotta ribelle e per le loro iniquità. L’anima loro abborriva ogni cibo, ed eran giunti fino alle porte della morte. Allora gridarono all’Eterno nella loro distretta, e li salvò dalle loro angosce. Mandò la sua parola e li guarì, e li scampò dalla fossa. Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini! Offrano sacrifizi di lode, e raccontino le sue opere con giubilo! Ecco quelli che scendon nel mare su navi, che trafficano sulle grandi acque; essi veggono le opere dell’Eterno e le sue maraviglie nell’abisso. Poich’egli comanda e fa levare il vento di tempesta, che solleva le onde del mare. Salgono al cielo, scendono negli abissi; l’anima loro si strugge per l’angoscia. Traballano e barcollano come un ubriaco, e tutta la loro saviezza vien meno. Ma, gridando essi all’Eterno nella loro distretta, egli li trae fuori dalle loro angosce. Egli muta la tempesta in quiete, e le onde si calmano. Essi si rallegrano perché si sono calmate, ed ei li conduce al porto da loro desiderato. Celebrino l’Eterno per la sua benignità, e per le sue maraviglie a pro dei figliuoli degli uomini! Lo esaltino nell’assemblea del popolo, e lo lodino nel consiglio degli anziani! Egli cambia i fiumi in deserto, e le fonti dell’acqua in luogo arido; la terra fertile in pianura di sale, per la malvagità de’ suoi abitanti. Egli cambia il deserto in uno stagno, e la terra arida in fonti d’acqua. Egli fa quivi abitar gli affamati ed essi fondano una città da abitare. Vi seminano campi e vi piantano vigne, e ne raccolgono frutti abbondanti. Egli li benedice talché moltiplicano grandemente, ed egli non lascia scemare il loro bestiame. Ma poi sono ridotti a pochi, umiliati per l’oppressione, per l’avversità e gli affanni. Egli spande lo sprezzo sui principi, e li fa errare per deserti senza via; ma innalza il povero traendolo dall’afflizione, e fa moltiplicar le famiglie a guisa di gregge. Gli uomini retti lo vedono e si rallegrano, ed ogni iniquità ha la bocca chiusa. Chi è savio osservi queste cose, e consideri la benignità dell’Eterno.
Vangelo
Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. E’ scritto nei profeti: E saranno tutti ammaestrati da Dio. Ogni uomo che ha udito il Padre ed ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia veduto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha veduto il Padre. In verità, in verità io vi dico: Chi crede ha vita eterna. Io sono il pan della vita. I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo. I Giudei dunque disputavano fra di loro, dicendo: Come mai può costui darci a mangiare la sua carne?
Salmo responsoriale
Salmo di Davide. Benedetto sia l’Eterno, la mia ròcca, che ammaestra le mie mani alla pugna e le mie dita alla battaglia; ch’è il mio benefattore e la mia fortezza, il mio alto ricetto, e il mio liberatore il mio scudo, colui nel quale mi rifugio, che mi rende soggetto il mio popolo. O Eterno, che cos’è l’uomo, che tu ne prenda conoscenza? o il figliuol dell’uomo che tu ne tenga conto? L’uomo è simile a un soffio, i suoi giorni son come l’ombra che passa. O Eterno, abbassa i tuoi cieli e scendi; tocca i monti e fa’ che fumino. Fa’ guizzare il lampo e disperdi i miei nemici. Lancia le tue saette, e mettili in rotta. Stendi le tue mani dall’alto, salvami e liberami dalle grandi acque, dalla mano degli stranieri, la cui bocca parla menzogna, e la cui destra è destra di frode. O Dio, a te canterò un nuovo cantico; sul saltèro a dieci corde a te salmeggerò, che dài la vittoria ai re, che liberi Davide tuo servitore dalla spada micidiale. Salvami e liberami dalla mano degli stranieri, la cui bocca parla menzogna, e la cui destra è destra di frode. I nostri figliuoli, nella loro giovinezza, sian come piante novelle che crescono, e le nostre figliuole come colonne scolpite nella struttura d’un palazzo. I nostri granai siano pieni e forniscano ogni specie di beni. Le nostre gregge moltiplichino a migliaia e a diecine di migliaia nelle nostre campagne. Le nostre giovenche siano feconde; e non vi sia né breccia, né fuga, né grido nelle nostre piazze. Beato il popolo che è in tale stato, beato il popolo il cui Dio è l’Eterno.
Salmo responsoriale
Al Capo de’ musici. Sulla Ghittea. Salmo di Davide. O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! O Tu che hai posta la tua maestà nei cieli. Dalla bocca de’ fanciulli e de’ lattanti tu hai tratto una forza, per cagione de’ tuoi nemici, per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore. Quand’io considero i tuoi cieli, opra delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo che tu n’abbia memoria? e il figliuol dell’uomo che tu ne prenda cura? Eppure tu l’hai fatto poco minor di Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. Tu l’hai fatto signoreggiare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: pecore e buoi tutti quanti ed anche le fiere della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri de’ mari. O Eterno, Signor nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
Salmo responsoriale
Shiggaion di Davide ch’egli cantò all’Eterno, a proposito delle parole di Cush, beniaminita. O Eterno, Dio mio, io mi confido in te; salvami da tutti quelli che mi perseguitano, e liberami; che talora il nemico, come un leone, non sbrani l’anima mia lacerandola, senza che alcuno mi liberi. O Eterno, Dio mio, se ho fatto questo, se v’è perversità nelle mie mani, se ho reso mal per bene a chi viveva meco in pace (io che ho liberato colui che m’era nemico senza cagione), perseguiti pure il nemico l’anima mia e la raggiunga, e calpesti al suolo la mia vita, e stenda la mia gloria nella polvere. Sela. Lèvati, o Eterno, nell’ira tua, innalzati contro i furori de’ miei nemici, e dèstati in mio favore. Tu hai ordinato il giudicio. Ti circondi l’assemblea de’ popoli, e ponti a sedere al di sopra d’essa in luogo elevato. L’Eterno giudica i popoli; giudica me, o Eterno, secondo la mia giustizia e la mia integrità. Deh, venga meno la malvagità de’ malvagi, ma stabilisci il giusto; poiché sei l’Iddio giusto che prova i cuori e le reni. Il mio scudo è in Dio, che salva i diritti di cuore. Iddio è un giusto giudice, un Dio che s’adira ogni giorno. Se il malvagio non si converte egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso l’arco suo e lo tien pronto; dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infocate. Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce menzogna. Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta. La sua malizia gli ritornerà sul capo, e la sua violenza gli scenderà sulla testa. Io loderò l’Eterno per la sua giustizia, e salmeggerò al nome dell’Eterno, dell’Altissimo.
Preghiera della sera — prima lettura
Allora Giobbe rispose e disse: "Sì, certo, io so ch’egli e così; e come sarebbe il mortale giusto davanti a Dio? Se all’uomo piacesse di piatir con Dio, non potrebbe rispondergli sovra un punto fra mille. Dio è savio di cuore, è grande in potenza; chi gli ha tenuto fronte e se n’è trovato bene? Egli trasporta le montagne senza che se ne avvedano, nel suo furore le sconvolge. Egli scuote la terra dalle sue basi, e le sue colonne tremano. Comanda al sole, ed esso non si leva; mette un sigillo sulle stelle. Da solo spiega i cieli, e cammina sulle più alte onde del mare. E’ il creatore dell’Orsa, d’Orione, delle Pleiadi, e delle misteriose regioni del cielo australe. Egli fa cose grandi e imperscrutabili, maraviglie senza numero. Ecco, ei mi passa vicino, ed io nol veggo; mi scivola daccanto e non me n’accorgo. Ecco afferra la preda, e chi si opporrà? Chi oserà dirgli: "Che fai?" Iddio non ritira la sua collera; sotto di lui si curvano i campioni della superbia. E io, come farei a rispondergli, a sceglier le mie parole per discuter con lui? Avessi anche ragione, non gli replicherei, ma chiederei mercé al mio giudice. S’io lo invocassi ed egli mi rispondesse, non però crederei che avesse dato ascolto alla mia voce; egli che mi piomba addosso dal seno della tempesta, che moltiplica senza motivo le mie piaghe, che non mi lascia riprender fiato, e mi sazia d’amarezza. Se si tratta di forza, ecco, egli è potente; se di diritto, ei dice: "Chi mi fisserà un giorno per comparire"? Fossi pur giusto, la mia bocca stessa mi condannerebbe; fossi pure integro, essa mi farebbe dichiarar perverso. Integro! Sì, lo sono! di me non mi preme, io disprezzo la vita! Per me è tutt’uno! perciò dico: "Egli distrugge ugualmente l’integro ed il malvagio. Se un flagello, a un tratto, semina la morte, egli ride dello sgomento degli innocenti. La terra è data in balìa dei malvagi; ei vela gli occhi ai giudici di essa; se non è lui, chi è dunque"? E i miei giorni se ne vanno più veloci d’un corriere; fuggono via senz’aver visto il bene; passan rapidi come navicelle di giunchi, come l’aquila che piomba sulla preda. Se dico: "Voglio dimenticare il mio lamento, deporre quest’aria triste e rasserenarmi", sono spaventato di tutti i miei dolori, so che non mi terrai per innocente. Io sarò condannato; perché dunque affaticarmi invano? Quand’anche mi lavassi con la neve e mi nettassi le mani col sapone, tu mi tufferesti nel fango d’una fossa, le mie vesti stesse m’avrebbero in orrore. Dio non è un uomo come me, perch’io gli risponda e che possiam comparire in giudizio assieme. Non c’è fra noi un arbitro, che posi la mano su tutti e due! Ritiri Iddio d’addosso a me la sua verga; cessi dallo spaventarmi il suo terrore; allora io parlerò senza temerlo, giacché sento di non essere quel colpevole che sembro.
Seconda lettura
Gettando dunque lungi da voi ogni malizia, e ogni frode, e le ipocrisie, e le invidie, ed ogni sorta di maldicenze, come bambini pur ora nati, appetite il puro latte spirituale, onde per esso cresciate per la salvezza, se pure avete gustato che il Signore è buono. Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per esser un sacerdozio santo per offrire sacrifici spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Poiché si legge nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa; e chiunque crede in lui non sarà confuso. Per voi dunque che credete ell’è preziosa; ma per gl’increduli la pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch’è divenuta la pietra angolare, e una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo: essi, infatti, essendo disubbidienti, intoppano nella Parola; ed a questo sono stati anche destinati. Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato, affinché proclamiate le virtù di Colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua maravigliosa luce; voi, che già non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia. Diletti, io v’esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dalle carnali concupiscenze, che guerreggiano contro l’anima, avendo una buona condotta fra i Gentili; affinché laddove sparlano di voi come di malfattori, essi, per le vostre buone opere che avranno osservate, glorifichino Iddio nel giorno ch’Egli li visiterà. Siate soggetti, per amor del Signore, ad ogni autorità creata dagli uomini: al re, come al sovrano; ai governatori, come mandati da lui per punire i malfattori e per dar lode a quelli che fanno il bene. Poiché questa è la volontà di Dio: che, facendo il bene, turiate la bocca alla ignoranza degli uomini stolti; come liberi, ma non usando già della libertà quel manto che copra la malizia, ma come servi di Dio. Onorate tutti. Amate la fratellanza. Temete Iddio. Rendete onore al re. Domestici, siate con ogni timore soggetti ai vostri padroni; non solo ai buoni e moderati, ma anche a quelli che son difficili. Poiché questo è accettevole: se alcuno, per motivo di coscienza davanti a Dio, sopporta afflizioni, patendo ingiustamente. Infatti, che vanto c’è se, peccando ed essendo malmenati, voi sopportate pazientemente? Ma se facendo il bene, eppur patendo, voi sopportate pazientemente, questa è cosa grata a Dio. Perché a questo siete stati chiamati: poiché anche Cristo ha patito per voi, lasciandovi un esempio, onde seguiate le sue orme; egli, che non commise peccato, e nella cui bocca non fu trovata alcuna frode; che, oltraggiato, non rendeva gli oltraggi; che, soffrendo, non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente; egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati. Poiché eravate erranti come pecore; ma ora siete tornati al Pastore e Vescovo delle anime vostre.
Seconda lettura
Or noi che siam forti, dobbiam sopportare le debolezze de’ deboli e non compiacere a noi stessi. Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, a scopo di edificazione. Poiché anche Cristo non compiacque a se stesso; ma com’è scritto: Gli oltraggi di quelli che ti oltraggiano son caduti sopra di me. Perché tutto quello che fu scritto per l’addietro, fu scritto per nostro ammaestramento, affinché mediante la pazienza e mediante la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza. Or l’Iddio della pazienza e della consolazione vi dia d’aver fra voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, affinché d’un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Iddio, il Padre del nostro Signor Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, siccome anche Cristo ha accolto noi per la gloria di Dio; poiché io dico che Cristo è stato fatto ministro de’ circoncisi, a dimostrazione della veracità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri; mentre i Gentili hanno da glorificare Iddio per la sua misericordia, secondo che è scritto: Per questo ti celebrerò fra i Gentili e salmeggerò al tuo nome. Ed è detto ancora: Rallegratevi, o Gentili, col suo popolo. E altrove: Gentili, lodate tutti il Signore, e tutti i popoli lo celebrino. E di nuovo Isaia dice: Vi sarà la radice di Iesse, e Colui che sorgerà a governare i Gentili; in lui spereranno i Gentili. Or l’Iddio della speranza vi riempia d’ogni allegrezza e d’ogni pace nel vostro credere, onde abbondiate nella speranza, mediante la potenza dello Spirito Santo. Ora, fratelli miei, sono io pure persuaso, a riguardo vostro, che anche voi siete ripieni di bontà, ricolmi d’ogni conoscenza, capaci anche d’ammonirvi a vicenda. Ma vi ho scritto alquanto arditamente, come per ricordarvi quel che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata fatta da Dio, d’esser ministro di Cristo Gesù per i Gentili, esercitando il sacro servigio del Vangelo di Dio, affinché l’offerta de’ Gentili sia accettevole, essendo santificata dallo Spirito Santo. Io ho dunque di che gloriarmi in Cristo Gesù, per quel che concerne le cose di Dio; perché io non ardirei dir cosa che Cristo non abbia operata per mio mezzo, in vista dell’ubbidienza de’ Gentili, in parola e in opera, con potenza di segni e di miracoli, con potenza dello Spirito Santo. Così, da Gerusalemme e dai luoghi intorno fino all’Illiria, ho predicato dovunque l’Evangelo di Cristo, avendo l’ambizione di predicare l’Evangelo là dove Cristo non fosse già stato nominato, per non edificare sul fondamento altrui; come è scritto: Coloro ai quali nulla era stato annunziato di lui, lo vedranno; e coloro che non ne avevano udito parlare, intenderanno. Per questa ragione appunto sono stato le tante volte impedito di venire a voi; ma ora, non avendo più campo da lavorare in queste contrade, e avendo già da molti anni gran desiderio di recarmi da voi, quando andrò in Ispagna, spero, passando, di vedervi e d’esser da voi aiutato nel mio viaggio a quella volta, dopo che mi sarò in parte saziato di voi. Ma per ora vado a Gerusalemme a portarvi una sovvenzione per i santi; perché la Macedonia e l’Acaia si son compiaciute di raccogliere una contribuzione a pro dei poveri fra i santi che sono in Gerusalemme. Si sono compiaciute, dico; ed è anche un debito ch’esse hanno verso di loro; perché se i Gentili sono stati fatti partecipi dei loro beni spirituali, sono anche in obbligo di sovvenir loro con i beni materiali. Quando dunque avrò compiuto questo servizio e consegnato questo frutto, andrò in Ispagna passando da voi; e so che, recandomi da voi, verrò con la pienezza delle benedizioni di Cristo. Ora, fratelli, io v’esorto per il Signor nostro Gesù Cristo e per la carità dello Spirito, a combatter meco nelle vostre preghiere a Dio per me, affinché io sia liberato dai disubbidienti di Giudea, e la sovvenzione che porto a Gerusalemme sia accettevole ai santi, in modo che, se piace a Dio, io possa recarmi da voi con allegrezza e possa con voi ricrearmi. Or l’Iddio della pace sia con tutti voi. Amen.
Seconda lettura
Che giova, fratelli miei, se uno dice d’aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella son nudi e mancanti del cibo quotidiano, e un di voi dice loro: Andatevene in pace, scaldatevi e satollatevi; ma non date loro le cose necessarie al corpo, che giova? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Tu credi che v’è un sol Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu egli giustificato per le opere quando offrì il suo figliuolo Isacco sull’altare? Tu vedi che la fede operava insieme con le opere di lui, e che per le opere la sua fede fu resa compiuta; e così fu adempiuta la Scrittura che dice: E Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia; e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto. Parimente, Raab, la meretrice, non fu anch’ella giustificata per le opere quando accolse i messi e li mandò via per un altro cammino? Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
Seconda lettura
Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra il vostro cruccio e non fate posto al diavolo. Chi rubava non rubi più, ma s’affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, onde abbia di che far parte a colui che ha bisogno. Niuna mala parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete alcuna buona che edifichi, secondo il bisogno, ditela, affinché conferisca grazia a chi l’ascolta. E non contristate lo Spirito Santo di Dio col quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione. Sia tolta via da voi ogni amarezza, ogni cruccio ed ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di malignità. Siate invece gli uni verso gli altri benigni, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.
Vangelo
Or Gesù, ripieno dello Spirito Santo, se ne ritornò dal Giordano, e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, ed era tentato dal diavolo. E durante quei giorni non mangiò nulla; e dopo che quelli furon trascorsi, ebbe fame. E il diavolo gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane. E Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo. E il diavolo, menatolo in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse: Ti darò tutta quanta questa potenza e la gloria di questi regni; perch’essa mi è stata data, e la do a chi voglio. Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua. E Gesù, rispondendo, gli disse: Sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il tuo culto. Poi lo menò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se tu sei Figliuolo di Dio, gettati giù di qui; perché sta scritto: Egli ordinerà ai suoi angeli intorno a te, che ti proteggano; ed essi ti porteranno sulle mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. E Gesù, rispondendo, gli disse: E’ stato detto: Non tentare il Signore Iddio tuo. Allora il diavolo, finita che ebbe ogni sorta di tentazione, si partì da lui fino ad altra occasione. E Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama si sparse per tutta la contrada circonvicina. E insegnava nelle loro sinagoghe, glorificato da tutti. E venne a Nazaret, dov’era stato allevato; e com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga, e alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del profeta Isaia; e aperto il libro trovò quel passo dov’era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra me; per questo egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato a bandir liberazione a’ prigionieri, ed ai ciechi ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a predicare l’anno accettevole del Signore. Poi, chiuso il libro e resolo all’inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi in lui. Ed egli prese a dir loro: Oggi, s’è adempiuta questa scrittura, e voi l’udite. E tutti gli rendeano testimonianza, e si maravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: Non è costui il figliuol di Giuseppe? Ed egli disse loro: Certo, voi mi citerete questo proverbio: Medico, cura te stesso; fa’ anche qui nella tua patria tutto quello che abbiamo udito essere avvenuto in Capernaum! Ma egli disse: In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria. Anzi, vi dico in verità che ai dì d’Elia, quando il cielo fu serrato per tre anni e sei mesi e vi fu gran carestia in tutto il paese, c’eran molte vedove in Israele; eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidon. E al tempo del profeta Eliseo, c’eran molti lebbrosi in Israele; eppure nessun di loro fu mondato, ma lo fu Naaman il Siro. E tutti, nella sinagoga, furon ripieni d’ira all’udir queste cose. E levatisi, lo cacciaron fuori della città, e lo menarono fin sul ciglio del monte sul quale era fabbricata la loro città, per precipitarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. E scese a Capernaum città di Galilea; e vi stava ammaestrando la gente nei giorni di sabato. Ed essi stupivano della sua dottrina perché parlava con autorità. Or nella sinagoga si trovava un uomo posseduto da uno spirito d’immondo demonio, il quale gridò con gran voce: Ahi! Che v’è fra noi e te, o Gesù Nazareno? Se’ tu venuto per perderci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò, dicendo: Ammutolisci, ed esci da quest’uomo! E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui senza fargli alcun male. E tutti furon presi da sbigottimento e ragionavan fra loro, dicendo: Qual parola è questa? Egli comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi, ed essi escono. E la sua fama si spargeva in ogni parte della circostante contrada. Poi, levatosi ed uscito dalla sinagoga, entrò in casa di Simone. Or la suocera di Simone era travagliata da una gran febbre; e lo pregarono per lei. Ed egli, chinatosi verso di lei, sgridò la febbre, e la febbre la lasciò; ed ella alzatasi prontamente, si mise a servirli. E sul tramontar del sole, tutti quelli che aveano degli infermi di varie malattie, li menavano a lui; ed egli li guariva, imponendo le mani a ciascuno. Anche i demoni uscivano da molti gridando, e dicendo: Tu sei il Figliuol di Dio! Ed egli li sgridava e non permetteva loro di parlare, perché sapevano ch’egli era il Cristo. Poi, fattosi giorno, uscì e andò in un luogo deserto; e le turbe lo cercavano e giunsero fino a lui; e lo trattenevano perché non si partisse da loro. Ma egli disse loro: Anche alle altre città bisogna ch’io evangelizzi il regno di Dio; poiché per questo sono stato mandato. E andava predicando per le sinagoghe della Galilea.
Preghiera della sera — seconda lettura
Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch’è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo, bramando di esser sopravvestiti della nostra abitazione che è celeste, se pur sarem trovati vestiti e non ignudi. Poiché noi che stiamo in questa tenda, gemiamo, aggravati; e perciò desideriamo non già d’esser spogliati, ma d’esser sopravvestiti, onde ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Or Colui che ci ha formati per questo stesso è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore. Ed è perciò che ci studiamo d’essergli grati, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione della cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male. Sapendo dunque il timor che si deve avere del Signore, noi persuadiamo gli uomini; e Dio ci conosce a fondo, e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conoscete. Noi non ci raccomandiamo di nuovo a voi, ma vi diamo l’occasione di gloriarvi di noi, affinché abbiate di che rispondere a quelli che si gloriano di ciò che è apparenza e non di ciò che è nel cuore. Perché, se siamo fuor di senno, lo siamo a gloria di Dio e se siamo di buon senno lo siamo per voi; poiché l’amore di Cristo ci costringe; perché siamo giunti a questa conclusione: che uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono; e ch’egli morì per tutti, affinché quelli che vivono non vivano più per loro stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. Talché, da ora in poi, noi non conosciamo più alcuno secondo la carne; e se anche abbiam conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così. Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove. E tutto questo vien da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi il ministerio della riconciliazione; in quanto che Iddio riconciliava con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro falli, e ha posta in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: Siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Vangelo
Interrogato poi dai Farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro dicendo: Il regno di Dio non viene in maniera da attirar gli sguardi; né si dirà: Eccolo qui, o eccolo là; perché ecco, il regno di Dio è dentro di voi. Disse pure ai suoi discepoli: Verranno giorni che desidererete vedere uno de’ giorni del Figliuol dell’uomo, e non lo vedrete. E vi si dirà: Eccolo là, eccolo qui; non andate, e non li seguite; perché com’è il lampo che balenando risplende da un’estremità all’altra del cielo, così sarà il Figliuol dell’uomo nel suo giorno. Ma prima bisogna ch’e’ soffra molte cose, e sia reietto da questa generazione. E come avvenne ai giorni di Noè, così pure avverrà a’ giorni del Figliuol dell’uomo. Si mangiava, si beveva, si prendea moglie, s’andava a marito, fino al giorno che Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio che li fece tutti perire. Nello stesso modo che avvenne anche ai giorni di Lot; si mangiava, si beveva, si comprava, si vendeva, si piantava, si edificava; ma nel giorno che Lot uscì di Sodoma, piovve dal cielo fuoco e zolfo, che li fece tutti perire. Lo stesso avverrà nel giorno che il Figliuol dell’uomo sarà manifestato. In quel giorno, chi sarà sulla terrazza ed avrà la sua roba in casa, non scenda a prenderla; e parimente, chi sarà nei campi non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà. Io ve lo dico: In quella notte, due saranno in un letto; l’uno sarà preso, e l’altro lasciato. Due donne macineranno assieme; l’una sarà presa, e l’altra lasciata. Due uomini saranno ai campi, l’uno sarà preso e l’altro lasciato. I discepoli risposero: Dove sarà, Signore? Ed egli disse loro: Dove sarà il corpo, ivi anche le aquile si raduneranno.
Vangelo
Or essendo Gesù nato in Betleem di Giudea, ai dì del re Erode, ecco dei magi d’Oriente arrivarono in Gerusalemme, dicendo: Dov’è il re de’ Giudei che è nato? Poiché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo. Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. E radunati tutti i capi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo dovea nascere. Ed essi gli dissero: In Betleem di Giudea; poiché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betleem, terra di Giuda, non sei punto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un Principe, che pascerà il mio popolo Israele. Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparita; e mandandoli a Betleem, disse loro: Andate e domandate diligentemente del fanciullino; e quando lo avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo. Essi dunque, udito il re, partirono; ed ecco la stella che aveano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra. Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Poi, essendo stati divinamente avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, per altra via tornarono al loro paese.
Vangelo
Ed accostatisi a lui i Farisei e i Sadducei, per metterlo alla prova, gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli, rispondendo, disse loro: Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia! e la mattina dite: Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo! L’aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni de’ tempi non arrivate a discernerli? Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona. E, lasciatili, se ne andò. Or i discepoli, passati all’altra riva, s’erano dimenticati di prender de’ pani. E Gesù disse loro: Vedete di guardarvi dal lievito de’ Farisei e de’ Sadducei. Ed essi ragionavan fra loro e dicevano: Egli è perché non abbiam preso de’ pani. Ma Gesù, accortosene, disse: O gente di poca fede, perché ragionate fra voi del non aver de’ pani? Non capite ancora e non vi ricordate de’ cinque pani dei cinquemila uomini e quante ceste ne levaste? né dei sette pani de’ quattromila uomini e quanti panieri ne levaste? Come mai non capite che non è di pani ch’io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito de’ Farisei e de’ Sadducei. Allora intesero che non avea loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei Farisei e de’ Sadducei. Poi Gesù, venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuol dell’uomo? Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia? Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei il Cristo, il Figliuol dell’Iddio vivente. E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuol di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà legato ne’ cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà sciolto ne’ cieli. Allora vietò ai suoi discepoli di dire ad alcuno ch’egli era il Cristo. Da quell’ora Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno. E Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: Tolga ciò Iddio, Signore; questo non ti avverrà mai. Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro: Vattene via da me, Satana; tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà. E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? Perché il Figliuol dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, ed allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua. In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il Figliuol dell’uomo venire nel suo regno.
Un piano quotidiano che percorre la Bibbia in modo continuo. Il testo della Bibbia è di pubblico dominio. (Riveduta 1927)
Le letture del giorno, ogni mattina
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